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Ma fatemi il piacere!

December 1, 2011

Queste facce di creta che si presentano tutte imbellettate incipriate, col ciuffo ingellatinato e le lenti a contatto da quattro lire attaraverso i tubi catodici tra immagini di gommoni che ripescano i cadavere in fase di decomposizione putrescente non le si sopportano proprio piu’, questa fiera dei buoni sentimenti a buon mercato, cavalcando un pietismo rivoltante, la girandola delle buone intenzioni attizzata da figli di troia con sguardi di circostanza e cravatte che non riuscirebbero a sfigurare neppure al matrimonio di un pentito di mafia, le raccolte di fondi invocando il buon cuore della gente italiota o di qual si voglia paese del cosiddetto occidente industrializzato, tutta questa marmaglia di individui discubili che si fanno paladini degli oppressi, ma chi diavolo credono di prenedere per i fondelli? lo sappiamo bene, signori, che a voi, dei morti annegati, degli sfollati, delle epidemie di tifo e febbre gialla, in realta’ non ve ne importa una emerita mazza, e allora smettiamola. fa fatemi questo favore, che gia’ non la si puo’ vedere, la televisione, ma da quando vi ci si accampate con queste frasi e volti di circostanza mi si da al voltastomaco. lo sappiamo bene, non ve ne importa un fico secco di niente, e neppure a me. che si anneghino i turisti sessuali e le massaggiatrici e le ballerine in costumini discinti. e’ venuto il maremoto, sono morti, capita. poteva investirli un camion, colpiri un fulmine, cosa diavolo vuoi che mi interessa se sono duecento o duocentomila i massacrati? ti pare che ci interessi qualcosa dell’umanita’ in generale? magari hai tirato un sospiro di sollievo perche’ il calciatore della tua squadra e’ scampato e potra segnare al prossimo turno del campionato oppure perche’ il tuo vicino di pianerottolo che erano anni che conspiravi di elimnare nel sonno con tecniche subdule e’ stato trapassato parte a parte dall’albero maestro di una imbarcazione per la pesca del gambero, ma in fondo, non frega niente neache a te, confessallo, piccolo ipotrituccio che non sei altro. forse alla fine ti dispiace pure un filo per il vicino, perche’ l’albero maestro avresti voluto conficcarglielo tu nella panza e non lasciare che il maremoto facesse il lavoro per conto terzi. anche se apprezzi e ringrazi, nella tua pigrizia, ma si, dillo, ti ha levato un po’ di soddisfazione. e allora se ci fosse rimasto un minimo di compassione, cosi’ leggera ed ereditata da un retaggio da cattolico piccolo borghese che e’ comunque difficile da lavar via, pure con la varichina, le vostre faccie mummificate dalla cipria l’ha proprio cancellato, o anchormar televisivi. fatemi un picare, che io alla mia pur misuratissima dose di  pietismo  un filo ci tengo, legatevi la suddetta ancora la collo, e che sia di ottima fattura, e levatevi dalle scatole. sarebbe la volta buona che dalla scatola a ioni finalmente cominci a ricomparire qualcosa che si puo’ sentire, cucinando il fegato con le cipolle, senza la voglia di dilaniare l’intero arnese a colpi di mattarello.

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