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December 1, 2011

Pseudo_scienza

Una dele cose che piu’ mi da fastidio e’ la speudo-scienza. Ovvero, quando con cognizioni semi scientifiche, o presunte tali, si giustificano sceltre dirette da preconcetti, solitamenti derivanti da conoscenze apprese, osmoticamnte o meno, dall’ambiente circostante, e prese di posizione, di stile e sapore dogmaticho ma che si vogliono fare apparire altrimenti. Quest’ultima cosa e’ di per la ragione del fastidio. Difatti, se anche uno volesse, e lo dichiarasse apertamente, comportarsi in base a convinzioni di natura personale o meno, ma non cercasee di motivarle con apparenti ragionamenti di pseudo scienza, che li rendano di consequenza ricche di una validita’ generale, in quanto dimostrate e non assunte tali, ogni parere sarebbe accettabilissimo. Di fatti sarebbe quasi uno spreco di tempo discuterlo. Per sua stessa definizione, un parere e’ un parere. Poi, in alcuni casi e’ possibile confutare con facilita’ certe affermazioni, ovviamente parlando in senso lato e di argometi generici, e la cosa puo’ essere anche se in se divertante, non ci avessero gia’ pensato gli stoici qualche migliaio di anni fa. Ad gni buon conto la pseudoscientificita’ sembra insuarsi ogni giorno, ed inesorabilemente in qualche aspetto della mia giornata. Da qui, l’iniziale idea di lasciare gli pseudoscientisti, definirli speudoscienziati li grazierebbe di un titolo decisamente eccessivi, a bollire nel loro brodino di superstizioni mi appare ora inattuabile. E’ tempo di tentare di debellare questa crescente popolazioni di individui, sebbene sia alla fine impossibile, perche’ la pseudoscienza di basa sul fondamenti scienitifi fortemente scorretti, che pero’ vengono dogmaticamente creduti tali. Vi sono svariati casi di pseudo scienza. La cosa migliore e’ forse porre degli esempi. Per inizare il caso classico e il teorema della sogliola. Secondo questa bella pensata, la sogliola e’ piatta perche’ vive a grandi profondita’ e s’e’ quindi adattata alla pressione. Il ragionemanto non e’ poi cosi’ stupidino. Per altro, c’e’ da dire che la chi accampa questa idea, non la difendera’ con fervore perche’ non ha ricorsi sulla sua vita giornalira. Al massimo il signorino, o la signorina’ decidera’ di non fare il subacqueo onde non assumere forma di sogliola ma e’ finita li. Pero’ su quale base la sogliola appiattendosi sopporta meglio la pressione? Questo non e’ molto chiaro. Per altro la sogliola nenache vive a cosi’ grandi profondita’ da dover sopportare tutte queste pressioni. Di fatti, pesci e creature degli abissi, che veramente vivono devono sottostare a grandi pressioni, non sono piatte per nulla. Di solita sono sufficientemente corpulenti e di forma cilindrica o simile, per dire, tipo degli anguilloni. Non lo dico mica io, ci sono trattati sulla anatomia dei pescioni di profondita’ capisco che l’idea che se uno schiaccia una cosa con una gran forza, essa si appiattisca. Ma per l’appunto nel momento in cui la appiattisci, schiatta, e non ha gran maniera di comunicare la sue nozioni di appiattimento ai suoi eredi, ma neppure ai suoi compari, assumendo che non siano stati pressati anche loro. Chiaramente questo e’ un effetto legato al fare le taglaitelle a mano ppure i tortellino dove l’impasto viene steso a mattarello o ancora meglio con la macchinetta che lo rende strato finissimo e sopraffino per il pranz di natale. La ragione per avere delle anguillone a basse temperature e’ che strutture mlto muscolari e solide controbattono meglio, per via delle presenza di una sostanziale pressione di turgore, le pressione ambientale, consentendo agli organi interni di funzionare in maniera pressche’ normale. Certo non e’ bella vita quella dell’anguillone, ma d’altra parte c’e’ da dire che deve guardarsi da ben pochi altre vipere nel circondario se non qualche altro suo simile. Al contrario una forma come quella della sogliola aumenta la superficie di interfaccia tra la bestiaccia e l’ambiente facilitando la possibilita’ di questt’ultimo di maciullarla per benino. L’obiezione generale a queste osservazioni e’ che l’idea dell’adattamento dalla pressione e’ stata sentita da superquark o analoghi. Ne dubito fortemente, perche’ in genere i signori sono sufficientemente accurati. E’ ben piu’ probabile che la cosa si sia tramandati da discorsi da bar analoghi. Ma l’accampata onniscenza televisiva e’ il segno della difficolta’ a rinciare a convincimenti per quanto campati in aria. La pseudoscienza e’ per altro usata scaltramente proprio dai televisionisti specialemente a scopi publicitari. L’esempio piu’ classico e’ l’oramai mistico pH 5.5., che viene spacciato per “neutro”. Ma neutro non e’. Per definizione il pH neutro ha un valore di 7, non di 5.5. In effetti 5.5 e’ anche sufficientemente acidino. Per altro questa cosa del pH e’ anche di per se fuoriviante perche’ non mastichi almeno un superminimo di chimica perche’ la scala non e’ lineare. Per cui, al commentp che 5.5. non e’ affatto neutro, e la definizione e’ fraudolenta, si ricevono a parte i soliti commenti che se lo dice la TV allora e’ vero, cosa di per se mostruosa, oppure che tra 5.5. e 7 non c’e’ sta gran differenza… e invece no la differenza e’ di quasi 100 volte (in concentrazioni di acido) perch’ la scala del pH e’ logaritmica. In effetti 5.5. e’ un pH acido, ma dire ad uno che si mette dell’acido sulla pelle suona male. Ma allora perche’ tirare fuori sto maledetto pH se poi ti da fastidio dire che sia acido e devi sparare una baggianata incredibile dicendo che e’ nuetro? Misteri della comunicazione. E’ evidente che aggiungere una nozione scientifica, nei confronti di una massa di bestiazze che e’ pronta a credere all’oracolo di portobello male alle vendite non ha fatto essendo che questa manata del pH va avanti da un decennio. Ma io mi dico, che ci stanno a fare i vari garanti se poi passano queste farlacconate, per altro evidentemente fasulle, senza batter ciclio? Ma anche questa poi non e’ cosi’ grave, alla fine il pH della pelle e’ effettivamente acidulo, per cui male il sapone a 5.5. non fa certo. Ma a pH neutro non e’ ugualemnte. L’altro concetto che e’ assolutamente folle e’ quello delle sostanze “naturali”. Di grazia, cosa si intende per sostanza naturale? Secondo questa nutrita schiera di pseudo-scienziolfili e’ sempre meglio ricorrere ad estratti da piante, erbe e piu’ raramente bestiole, piuttosto che affidarsi ad un farmaco, qualsiasi esso sia. La cosa poi sfocia addirittura nella mitologia per i cultori della magia, bianca nera e arcobaleno, dell’omeopatia. Partendo dal punto di vista che, dall’estratto di una pianta ci sara’ una qualche sostanza che puo’ fare del bene, questa, in un estratto misto sara’ mescolata ad almeno un altro centinaio di molecole il cui effetto e’ piu’ o meno ignoto. Per esempio e’ cosa ben nota che la maggioranza dei metaboliti secondari delle piante sono a carattere armatico e molto spesso dei fenoli sostitititi. Queste cose, in un laboratorio chimico, vengono smaltite separatamente, in appositi contenitori, e dovrebbereo venire trattate, prima di essere versate nelle fogne, dove, presumibilmente andranno invece a finire in diretta. Come, tutto ci’ possa fare gran bene ell’essere umano e’ da dimostarsi. Il fatto che sia naturale, di per se dimostra poco. Per esempio, cosa molto simile all’aspirina, si ottiene dalla bollitura delle foglie del salice (da cui il nome acido salicilico). Ma nelle foglie, oltre all’acido salicilico (che non e’ esattamente identico al contenuto dell’aspirina, ma piuttosto simile) ci sono un’altra infinita quantita’ di porcate. Potremmo anche dire che pure il colera e la febbre gialla siano naturali ma questo non implica il fatto che di per se siano buone, cosi’ come, credo saremo tutti d’accordo, non lo sono ne le zecche ne i pitocchi, a meno che uno non faccia parte della tribu’ dei punkabbestia rastaffari… ma poi sul gusto si puo’ anche discute, visto che il massimo trendismo modaiolo consiste nel mostrare il culo come i macachi. Ma tra queste la cosa piu’ tremenda e’ l’omeopatia. Per me questi dovrebbero tutti buttarli in galera per frode. Uno che compra i rimedi omeopatici e’ ignorante e bestia, e gli si puo’ fare passare, ma quelli che li vendono sono dei delinquenti, chi li fa, commette falso ideologico e dovrebbe essere radiato. Il rimedio omeopatico consiste in una qualsisi sostanza, anche il germe del vaiolo, diluito in quantita’ esorbitanti di solvente (alemeno fosse birra, invece in generale e’ acqua distillata). La diluizione omeopatica e’ tale che, per esempio, un bicchierino di grappa e’ omeopatico nel mare mediterraneo, e gli scorfani ballano il twist sul fondo delle scogliere. In sostanza, dopo opportuina diluizine, la probabilita’ di avere anche una sola molecola in un flacone e’ nulla. Per chi la compra, vi stanno vendendo lacuq del ferro da stiro. Per l’altro l’acqua distillata, essendo priva di Sali, di per se fa anche poco bene, non fosse che la quantita’ e’ modica… prima di beccarvi una sola molecola di rimedio omeopatico dovrete, statisticamente, bere una quantita’ pare al mar mediterraneo di acqua. Neppure del corso della votra vita, se la medicina venisse nelle bottigle da 5 liti di white lightining. Vi sfido a dimostrare che fa bene, anche se non fa male, che faccia qualche cosa… roba da matti. A questa, ovvia, obiezzione viene opposta una mistica proprieta’ magnetica dell’acqua, ovvero che l’acqua in qualche maniera si ricorderbbe quello che c’e’ passato. A questo si risponde altrettanto semplicemente. Siccome l’acqua, anche quella superdistillata non viene sintetizzata dal nulla, ma viene filtrata dall’acqua potabile (si spera) dovrebbe concervare le memorie di tutte i vari agenti, disgustosi piu’ o meno la scelta la lascio a voi, che e’ andata ad incorntraedutante la sua vita. E l’acqua circola abbastanza liberamente sul glovo terraqueo. In altre parole, la memoria, ammesso che ci sia perche’ non c’e’ singola dimostrazione scientifica di essa, ,ma assumendola per assurdo, non sarebbe della mistica molecola omeopatica, ma di quasi tutto quello che lo scibile umano ha catalogato dalla parte del dannoso come altresi’ del virtuoso. Mediamente, percui, nel grigiore della mediocrita’. E’, alla fine della fiera un rimedio da ignavi. E allora, pseudo scienziati, continuate a farvi truffare, ne concludo, che ve lo meritate. Come animale biologico, l’uomo fa veramente nel suo complesso grande pena.

December 1, 2011

E gira gira l’elica…

Non v’e’ dubbio alcuno che, oggigiorno, una delle principale preoccupazioni che affliggono il genere umano, nel suo complesso, e’ il traffico stradale. O per meglio porre la questione, come risolvere il problema del traffico stradale, pur contribuendovi, in modo pressoche’ inesorabile, col nostro bel macinino. Nel caso del sottostritto, quanto bello e’ poi tutto d’appurare. Qualche mente superioire, svegliandosi un giorno, ha quasi d’incanto deciso che l’uso del semaforo, fosse da incolparsi per ogni ingorgo creatosi, se non nell’interezza del globo terraquaeo, quantomeno nella ridente penisola dell’automobilista incallito. Scopiazzando da qualche suo collega, pseudo genialoide, d’oltralpe, inizio’ una sistematica sostituzione del semaforo con la rotatoria. A parte il fatto, che al sottoscritto il semaforo, sara’ per le lucette varipinte, sembra uno dei pochi elementi caratteristici di molte cittadine, in particular modo quelle semi sommerse nelle nebbie e le brume, sta sufficientemente simpatico come oggetto per se, ma l’agilita’ della rotatoria, e’ tutta di dimostrasi. Nell’arco dei passati cinque o sei anni, la rotatoria ha preso il sopravvento su tutto, e per tanto, su tutti, guidatori di mezzi meccanici e no. Fanno esclusioni, forse, solo trattori e mototrebbie, che della rotatoria possono infischiarsene tirando bellamente una traettoria dritta, senza neache passare dal via, alla bella faccia della aiuola piu’ o meno fiorita. Nel frattempo, la piazza della mia cittadina, esempio come un altro di cittadina, o meglio anonimo paesotto, s’e’ traformata in una rotonda. A cui si accede attraverso due rotonde, si venga dalla statale o dalla provinciale. Anche sulla statale c’e’ una rotanda. Di fronte al centro commerciale. Le rotonde di oggigiorno sono munite di cordoli, atti a gare automobilistiche competitive. Dubito che si tenti di organizzare un gran premio di formula 1 nel mio paesotto, ma non si puo’ mai sapere. Mi dissero che i cordoli servono per far girare piu’ agevolmente i camion. Ma quando ne incontro uno e’ sempre incastrato nella rotunda, sara’ per va del conduttore armeno che e’ poco pratico delle rotazioni euleriane e abbandona il mezzo svincolato per comprarsi una stecca di camel senza filtro, o sara’ l’architettino che per protesta sul fatto che non abbiano accettato il progetto iniziale che prevdeva marmo di carrara intarsiato con le proprie iniziali in platino platinato, ha, volutamente, impostato un angolo non adatto al guidatore armeno. Di fatto, si voglia per un motivo o per l’altro, l’ingorgo, in entrata, o in uscita (sis a che il verso, come nel caso della corrente e’ puramente convenzionale), al paese e’ assicurato. Nonstante tutto, e in nome del neo illuminismo planificatorio, le rotonde continuano a prolificare, e noi ci si gira in giro come dei santi pirloni. La cosa che piu’ mi lascia basito e’ la presenza di struttore di taglia ciclopica, nel bel mezzo di zone semi-desertiche, e neppure industriali. Che hanno il desertico come carateristica identificatoria. Per esempio, la strada che porta ad uno dei numerosi laghetti, che tempestano la terra dei laghi… questa stradina, va da se, appena appena a doppia carreggiata, ha in generale un traffico del tutto irrisorio. Ad eslusione di quattro gatti che van in gita al laghetto, dove c’e’ pochissimo da farsi oltre ad ammirare le papere e i cigni, quando decidono di starci e di non ritornare da dove sono stati rapiti, e agli altrettando poco numerosi abitano dei comuni, e frazioni, mettiamoci anche loro, rivieraschi, non mi di intravvedere. A quel che io ne sappia, e avendo vissuto qua in giro per trent’anni, avro’ diritto al mio pezzo di memoria storica o meno ? code paurose o incidenti ecclatanti, escludendo gli intelligentoni che vanno a fare le pirolette e le derapate sul lago, quando e’ chiacciato….non se ne ricordano. Ed invece, ecco che spunta, o meglio e’ li da un paio d’anni e prima ce ne hanno messi altri tre per finirla, ma solo oggi, mi viene voglia di discutre di questa bella trovata, una rotatoria colossale, nel bel mezzo del nulla. Per giunta, alle spese di una micro disboscamento. E per condire il tutto, una statua bronzea nel bel mezzo.Chissa se ce l’ha la tangeziale di una grande citta’ ? ma mi si faccia, un grandissim, piacere ! a chi mai puo’ servire? Quale traffico s’era da smaltire? Puo’ essere, mi direte, che un servizio l’ha fatto a chi l’ha messa posa e pure che l’ha disegnata, e perche’ no, anche a chi l’ha commissionata. E’ il modo d’operare dell’essere umano in ambiente democratico. E vada pur bene anche questa. Lavorare tutti, giustizia sociale, per l’amor di dio non la si discute, anche se ne verrebbe la voglia, anzi discutiamola, sta giustizia o cosidetta tale. Anzi ridefiniamola, che cn le definizioni ci si va sempre bene, e’ una giustizia circolare, in cui chi circola si grazia e si grazia chi circola, cosi’ circolando siamo tutti graziati e avendoci girato in giro in mattinata sarei graziato anche io di grazia ? il concetto mi sempra buono et equo e solidale, e sulla base di tale solidarieta’ mi verrebbe voglia di trasferire la statuetta bronzea in salotto, ne avessi spazio, e soprattutto avessi il transit. Invece meglio sarebbe rimetterla nella piazza, dov’era in precendeza, tanto una rotonda vale l’altra. Invece, pare, che nella rotunda della piazza ci si voglia mettere un aeroplano; dico io, ovviamente ad elica… cosi’ gira gira l’elica…
E finche’ si gira, e si rigira, si gira e si rigira, ci si tiene occupati e c’e’ sempre la speranza per un futuro migliore. Solidale ed equo, va da se.
Ma allora, se a tutti piaciono questi bei giramenti, perche’ non costruire un ovale ad alta velocita’, che orami quello di Monza e’ buono solo per la archeologia industiale, nel parco ex-discarica, come suggerisco da qualche lustro. Niente di meglio che unire i giramenti con il riciglaggio. Un riciclaggio di giramenti control o sperpero del mondo moderno; e ci sta anche le macchine le facciamo andare col biogas: fornisce direttamente il circuito. Che sti fuochi fatui notturni dalle ciminienere hanno stamazzato gli zebedei. Cosi’ ci sentiremmo tutti un po piu’ moderni ed in contemplazione del neo eretto tempio della velocita’.

December 1, 2011

Dal NOTIZIARIO della Uniome Matematica Italiana (dic. 2005, Anno XXXII, N. 12)

Trovo e quindi riporto

SULLA CONGETTURA DI GOLDBACH

E’ stato recentemente publicato dalla casa editrice Pitagora il libro di Enrico Quagli ” Dimostraz ione della validita’ della congettura di Goldbach nel caso generale”.

Come e’ facilmente immaginabile, nel libro non si dimostra assolutamente nulla. Ci sono dei calcoli molto artigianali sulle rappresentazioni di 2n  come somma di due numeri primi per valori piccoli di n. I casi coperti sono enormemente meno di quelli disponibili in internet. Da questo si deduce che la tenedenza e’ chiara, e quindi la congettura e’ dimostrata.

La casa editrice Pitagora ha inserito il volume della collana di matematica, accanto agli scritti di nostri illustri colleghi.

Poiche’ ritengo che il comportamento della casa editrice in questo fangente ne squalifichi la serieta’ scrientifica, rivolgo un appello a non utlizzare in futuro tale casa editrice per opere di contento matematico.
(firmato R. D.)

December 1, 2011

Accanimento Teurapeutico

Si prenda un uomo qualunque di piu’ di ottant’anni, ferito da un pallottola all’oddome durante l’espicazione delle sue funzioni, a cui e’ stato rimosso parte dell’intestino e altre vari ammenicoli dell’apparato gastro intestinale, sofferente di morbi neurogenrativi tipo Altzheimer o Parkinson, ma chi verrebe in mente di metterlo in vetrina la Domenica in balia di gridolini e stiduletti di na folla sempre piu’ strimilziat di fanatici integralisti se non ad un branco di pervertiti? A parte il mal di fegato che ho unilaterlmente deciso di non curarmi perche’ di qualcosa bisogna pur scomparire, e come scomaparire, se iddio vuole lo decido da me, quando affltto da rafferddore, febbriciattole, dolori adominali e delle giunture artcilotori, tutti mali connessi con un eta’ che si fa di’ per di’ piu’ arida e avanzata, e in balia dei pilloloni di aspirina, ibuprofene, parcetamolo, o chi per loro, mai mi salterebbe in mente di andare a giocare la partite di pallone per la squadra del paese, neppure dovessero giocare in dieci uomini dal primo minuto. Di fatto lo fanno. E in ogni caso non e’ che si noti grache la mia mancanza nel ruolo di terzino sinistro. Se si prende un essere umano in quelle condizioni e lo spedice nel giro di sei mesi in Antigua, Azebaijan, Indonesia, Burundi, Burkina Faso e poi su per i monti del Tirolo insieme ai sette nani di bianca neve, e costui riesce pure a eseguire i comandi che i generaloni gli hanno impartito, deve essersi chiaramente sottoposto a pratiche dopanti che neppure i vincitori degli ultimi dieci tour de france avrebbero osato immaginare. Questo altro non puo’ essere dichiarato che accanimento teurapeutico. Ma se mi fanno sapere, con precisione del dosaggio e della posologia, di che cosa si spara in vena l’individuo e’ la volta buona che mi lancio nella sperimentazione farmacologica. In fin dei conti ho sempre supportato le partiche vivizezionistiche: in qualche modo bisogna mantenere il controllo della popolazione.

December 1, 2011

Oh valentino vestito di nuovo

Feste, festività giornate della memoria di’ del bell’uomo e della buona donna, della santa polenta e la fiera del paese mai le ho potui soffrire. Le giostre, le luminarie, il calcioinculo e l’autoscontro. L’ottovolante, il braccio di ferro, il ras del parcheggio, le uno turbo diesel e le golf GT. Le luminarie da albero di natale, le bancarelle, il torrone, lo zucchero filato, carnevale, il capo Geronimo, la fata turchina, il corvo ventriloquo della televisione, le vacche grasse, il vestito buono, I pantaloni di lana in gessato del cugino di quarto grado, il cappello di lana a strisce, il pon pon e i guanti, la bruma, la folla, i giovinastri fuori dal caffè, la cioccolata d’ordinanza, le famigliole della domenica pomeriggio, le passeggiate per le vie di un centro che non c’e neppure. Come diavolo m’è capitato di intrufolarmi in quell’ammasso di gambe, braccia, facce di circostanza, stritolamenti tra i caroselli di modelli di auto da corsa in plastica, e sirene della polizia, gru portuali multicolore, e vigili in divisa d’ordinanza, cosi’ come la cioccolata delle cinque e mezza, prima del panino al salame e novantesimo minuto. E in questo posto, proprio in questo posto, e in un inverno tardo di tubi di scarico e signorine tirate che neppure fosse la prima comunione, compare tra i buoni intenti dei cioccolatini e smancerie la festa, la fiera, direi la sagra degli innamorati. Cosa diavolo ve ne viene di sbattere in faccia la vostra felicita’ da quattro soldi, godetevela tra le sante mura casalinghe, dilaniatevi sul divano del soggiorno, squartatevi sul materasso a molle, prendetevi a rivoltellate a viso aperto, ma non proiettate le vostre zuccherose effusioni attorno ad altri individui che non ne dichiarano apertamente l’apprezzamento. Ed eccoli invece gli innamorati a mostrare al mondo intero la loro conquista della felicita’. Che ve ne viene, o miei cari, e’ come pure non ci crediate voi stessi, e vi tocca mescolarvi carne e liquidi vari con altri simili, per non credervi statue di gesso, voi altri pure e le vostre scopate da due lire. La gloria e i corridoi bassi, i rami di ciliegi, le inopportune paiètte, le calze a righe, e gli occhi azzurri, d’un azzurro di stoviglia

December 1, 2011

Adottare la posizione e non fiatare

Non presto mai attenzione alla procedura di sicurezza descritte aerei barche mosconi pattini pesca sport bus montagne russe obre cinesi, quel che è. Però mi ha sempre incuriota la posizione brace. quindi brace brace giù la testa, adottare la poszione e non fiatare, altrimenti la hostess ti schiafeggia. non avendo mai avuto bisogno di nascondere una certa tendenza per il sadomachismo attendo che la posizione brace venga chiamata in causa ogni volta che mi imbarco ma il destino vuole sia sempre stato colpito da malasorte e se viaggiate con easyjet noterete che sulla pagina principale hanno una serie di bandierine e non di immagini di hostess e questo già annuncia triste presagi sulla qualità della stesse. Devo dire che l’efficazia di questa posizione a metà tra quella ad uovo da assumersi altrimenti esclusivamente durante un tenetavo di record  dell’ora, o, alternativamente, in caso di inennarabbili turbe gastrointestinali, m’è sempre parsa alquanto sospettosa. Ora, in caso di vite piatta incotrollata di aeromobile, posso concondare con voi, ci sia poco di che possa lenire l’impatto. una soluzione, certo,  è un seggiolino eiettabile.  Ma dovremmo ancora tenere la posizione brace? mi pare di roicordare che l’F111 avesse addirittura una cabina eiettabile. peò la cosa  non ha mai funzionato bene e ha fatto più vedove e infermiere nelle moglie dei colladatori che il pur sempre mitico F104. (Si alzino i gridi lo rivogliamo in servizio e anche il gino!) Immagino che progettare un corridoio eiettabile non sia niente di che facile. e singoli seggiolini creerebbero una confusione inaudita con tutti questi paracadusti impediti per non parlare dei potenziali mohamed atta sapendo di avre un candelotto di dinamite sotto il culo. Per cui altro non resta che la posizione brace. Infatti credo di averne dedotto l’utilità. in caso di incidente uno è perfettamente poszionato per la rottura dell’osso del collo. e per le compagnie un morto costa meno di un invalido. lo sanno tutti che costa meno una vedova di infermiera! le due cose in una è d’altra parte soluzione ideale. per cui io non l’adotto la posizione brace del cazzo, vienimi a schiaffeggiare o mia bella, che alla fine ci si diverte.

December 1, 2011

Pronto, hai un citofono, no ho un videocitofono!

Dunque, con cui non si inzia mai un discorso, ma me ne importa decisamente poco, e’ entrato in vigoure il divieto di fumare nei locali pubblici. Il divieto pare basarsi sulla paternalistica affermazione che il fumo nuoce a chi ti sta attorno come recitano le didascalie sui pacchetti. Il paternalismo pacchettaro a decisamente attecchito poco, da che ne so, svariati individui collezionano i loro pacchettini con gli ammonimeti preferiti. Il mio e’ i famatori muioio giovani, che in inglese recita smokers die younger, e con cui ho adornato la facciata del mio armadio a muro. Ma, pure tralasciando il pur bieco gusto di chi scrive e il fatto che il possesso di armadi a muro non sia cosi’ diffuso ai giorni nostri, ma io albergo in una catapecchia di alcuni secoli addietro, pur vero e’ che neppre le figure di fegati spappolati, polmoni intirizziti, gengive rinsecchite e atrofie cardiache, che sono stampigliati, con gusto, sui pacchetti canadesi, dove pero’ vendono 25 sigarette alla volta invece che 20, para abbia avuto grandi effetti nel dissuadere i fumatori. Tra le varie fasi idiote che adornano i pacchetti di oggigiono, per esmepio, fa sempre piacere citare  il fumo provoca dipendenza, non cominciare. Allora, lor signori mi spieghino perche’ ho un pacchetto per le mani? Bene, ma si venga al bando in luoghi pubblici. Premettendo che le camere a fumo, benche’ utile nella conta degli ioni e determinarene la traiettoria, non sono l’ideale per trascorrenci una serata, ma se uno volesse altresi’ trascorrere le sue in una fumeria d’oppio, spetta a me vietarglielo o ad uno stato che si mette la solita maschera paternalista di cartongesso? E poi mi si viene a dire che lo si fa per il mio bene. Ma il mio bene un corno; il mio bene me lo decido io. E del bene  altrui cosa vuoi che me ne impippi? Se io non fossi un fumatori, eviterei alcuni posti, ne frequanterei altri. Se non si vogliono fumare il mio fumo, vadano loro fuori, mica io, che non gli impedisco di non fumare! E poi mi si viene a tirare in ballo la buona educazione e altere fanfaronate del genere. Questo sempre da soggetti che di buona educazione ne sanno quanto al sottoscritto ma con la differenza che millantando che fumare non lo sia. Si potrebbe sempre citare Wilde il quale sosteneva che i giovanni d’oggi avessero necessita’ di un occupazione, e fumare fosse una di quelle. E non si puo’ che concordare. Ma parlando di tenersi occupati con partiche di vaga utilita’. Una e’ la prediletta dall’uomo mediocre: il citofono protatile, altresi’ detto citofonino, o come meglio andrebbe ditto, citofonetto. I citofenetti anno cominciato a perseguitarci una decinna d’anni fa, ben dopo le ottime sigarette e con danni per la salute collettiva gia’ ora ben superiori. In primo luogo le antiche generazioni di citofonini si distinguevano per delle suonerie che dire oscene e’ fargli un complimeto. Fra l’utente del citofonino vigeva la mania di piantare tali suonere a volume intollerabili ai piu’, quando possibile connessi ad un impianto di subwoofer, da invidia alle radio portatili negroidi da break dance in voga nei beati ottanta della giovinezza. Non c’e’ che dire, come evoluzione, hanno avuto quella di agire come stimolatori anali, o, a secondo le esigenze, del clitoride. Questo per quelli che non avesso intuito un  uso a mo’ di martello pneumatico  incluso tra gli optional. Il citofonetto completamente accessoriato quindi e’ diventato in grado di scavare fosse sul piano dell’asfalto e quindi  farti ballare la tarantella una volta nella fossa. Tuttavia, ne di finire in una fossa, specialmente non in quella, ne di ballarci la samba, in vostra comagnia, semmai ancheggio da solo, in salotto, e’ mia intenzione. L’utente citofonettistico ti costringe all’ascolto di conversazioni  interinabili, in luoghi publici, poniamo, una carrozza ferroviara, senza che tu abbia la possibilita’ di evadere l’entita’ della sua crisi di mezz’eta’ o i cuori infranti di troiette a vapore ventenni, tra l’altro riparabili con dell’ottimo bostick chiaro (ne ho tonnellate in cantina)  o, sprofonfando nello sconforto, a piani per festini orgiastici, pizze e fichi con la compagnia e amenita’ di tal genere. Dunque io non mi posso fumare un sigaretta del piffero, ma oltre alla noia inennarrabile delle tue conversazioni da quattro lire spiferrate con volume inaccetabili mi tocca essere sottoposto a campi magnetici di svariati microtesla, e microone da farci le uova sode, vedere i tuoi ripetitori spuntare come funghi chiodini su per tutte le colline del circondario e  sulla torre della vetreria non l’avessero abbattuta. Ma ora le cosa, come sempre accade, vanno per il peggio, perche’ ora si sono inventati il videocitofonino. Era inevitabile, ed e’ arrivato. Ovviamente e’ l’oggettistica di tendenza per l’omino frustrato. E le troiette a vapore che si aspergono la faccia di incipriamenti vari e rossetti smeriglianti prima di mandare l’istatanea allo spasimante di turno. Quando non si cacciano direttamente l’aggeggio in cerca di parti intime piu’ o meno sviluppate, e far si che anche l’ultimo barlume di desiderio della povera controparte sia definitivamente annientato. Per essere egualitario, cosa che di solito non mi si addice, e’ pur vero che gia’ mi eccaduto di vedere anche immagini di parti d’ogni altro sesso. Da che se ne puo’ a breve predire una crisi della pornocrafia in stile amatoriale, trovandosela di fronte, improvvisata, alle sette della mattina, sostanzialemnte pervasi dal sonno, e potenzialmente volendone dell’altro. Sonno.  Pensa un po cosa me ne puo’ importare di vedere la tua bella faccia, figuriamoci altro, quando mi parli. Ho gia’ abbastanza orrore nel sentire la tua voce da un apparecchio telefonico. A gettoni, se possibile.

December 1, 2011

Ma fatemi il piacere!

Queste facce di creta che si presentano tutte imbellettate incipriate, col ciuffo ingellatinato e le lenti a contatto da quattro lire attaraverso i tubi catodici tra immagini di gommoni che ripescano i cadavere in fase di decomposizione putrescente non le si sopportano proprio piu’, questa fiera dei buoni sentimenti a buon mercato, cavalcando un pietismo rivoltante, la girandola delle buone intenzioni attizzata da figli di troia con sguardi di circostanza e cravatte che non riuscirebbero a sfigurare neppure al matrimonio di un pentito di mafia, le raccolte di fondi invocando il buon cuore della gente italiota o di qual si voglia paese del cosiddetto occidente industrializzato, tutta questa marmaglia di individui discubili che si fanno paladini degli oppressi, ma chi diavolo credono di prenedere per i fondelli? lo sappiamo bene, signori, che a voi, dei morti annegati, degli sfollati, delle epidemie di tifo e febbre gialla, in realta’ non ve ne importa una emerita mazza, e allora smettiamola. fa fatemi questo favore, che gia’ non la si puo’ vedere, la televisione, ma da quando vi ci si accampate con queste frasi e volti di circostanza mi si da al voltastomaco. lo sappiamo bene, non ve ne importa un fico secco di niente, e neppure a me. che si anneghino i turisti sessuali e le massaggiatrici e le ballerine in costumini discinti. e’ venuto il maremoto, sono morti, capita. poteva investirli un camion, colpiri un fulmine, cosa diavolo vuoi che mi interessa se sono duecento o duocentomila i massacrati? ti pare che ci interessi qualcosa dell’umanita’ in generale? magari hai tirato un sospiro di sollievo perche’ il calciatore della tua squadra e’ scampato e potra segnare al prossimo turno del campionato oppure perche’ il tuo vicino di pianerottolo che erano anni che conspiravi di elimnare nel sonno con tecniche subdule e’ stato trapassato parte a parte dall’albero maestro di una imbarcazione per la pesca del gambero, ma in fondo, non frega niente neache a te, confessallo, piccolo ipotrituccio che non sei altro. forse alla fine ti dispiace pure un filo per il vicino, perche’ l’albero maestro avresti voluto conficcarglielo tu nella panza e non lasciare che il maremoto facesse il lavoro per conto terzi. anche se apprezzi e ringrazi, nella tua pigrizia, ma si, dillo, ti ha levato un po’ di soddisfazione. e allora se ci fosse rimasto un minimo di compassione, cosi’ leggera ed ereditata da un retaggio da cattolico piccolo borghese che e’ comunque difficile da lavar via, pure con la varichina, le vostre faccie mummificate dalla cipria l’ha proprio cancellato, o anchormar televisivi. fatemi un picare, che io alla mia pur misuratissima dose di  pietismo  un filo ci tengo, legatevi la suddetta ancora la collo, e che sia di ottima fattura, e levatevi dalle scatole. sarebbe la volta buona che dalla scatola a ioni finalmente cominci a ricomparire qualcosa che si puo’ sentire, cucinando il fegato con le cipolle, senza la voglia di dilaniare l’intero arnese a colpi di mattarello.

December 1, 2011

A ognuno la sua ciambella

Non c’è che dire, l’annata si conclude in bellezza. Ogni volta rimetto piede nella dannata madre patria me ne chiedo il perché. Per vedere dei bar di merda nel mezzo della campagna, con sempre i soliti quindici personaggi da strapazzo, seduti nelle stesse sedie bisunte e con l’oste tirchio che non ti arrotonda neppure il centesimo e che per tanto si merita pienamente il fatto che la gente gli scippi le bottiglie dal frigo qualora gli volti le spalle? Può darsi, ma non credo. L’aria fresca fa poco bene alla bronchitica asmatica e di certo non giova alla gastrite cronica. Certo c’è di che farsi delle risate ad osservare i personaggi che pullulano tra le pareti rivestite di un legno improbabile e adorne di foto newyorkesi altrettanto improbabili. Questi quanti di bifolco alla fine hanno pure un loro perché. Fanno probabilmente parte della mobilia. Sostanzialmente sono inoffensivi, sebbene si credano l’opposto. Lo specchio appeso al muro è sintomo che un giorno ci fu un bigliardo in qualche angolo locale, ma non più. Al limite un calciobalilla oppure un sempre ottimo flipper che rallegra la festività natalizie. L’immancabile vecchio che si gioca la pensione alle macchinette del poker e che farebbe meglio ad andare a puttane, che la via due isolati più in là è affollata di certe signorine colore dell’ebano, che certo non sono venute a svernare in brughiera. Non che mi curi di osservare come questi signori e compari si dimenino per ogni dove dei quarantametriquadri del locale, ma ho sempre trovato estremamente vantaggioso il poter guardali dallo specchio, qualora la conversazione fosse diventa tediosa al limite della sopportazione, come al più delle volte, e d’altra parte non son certo io l’essere capace di infiammare le folle con filippiche sulle meraviglie della foreste subtropicali, o altre amenità atte al tavolo del bar. Tra l’altro pure la birra fa un po’ schifo. Allora. Cosa cazzo ci vado a fare mi chiedo? Beh, difficile da dirsi. Probabilmente perché al fin della fiera il degrado della società umana è attrattivo. Ci si passa attraversi, soddisfatti si sé, pur essendo consapevoli di farne parte.

C’è gente in giappone che mangia delle ciambelle di alghe.

E questo la dice tutta.

Ora so perché torno, di tanto in tanto, per abbuffarmi di trippa.

Tanto poi ci pensa il malox.

December 1, 2011

La giostra delle diocanaglie.

E’ certo che nel mondo c’e’ troppa gente. nelle citta’ c’e’ troppa gente. per le strade c’e’ troppa gente, e crea traffico. il traffico grea rumore, gas nocivi. in altre parole e’ un suidicio di massa organizzato, o meglio, un omicidio perche’ il suicicio dell’automobilista e’ un atto fin troppo onorevole per essergli concesso. i treni sono un carnaio, personaggi discutibili in piedi e seduti, in genere puzzolenti, perche’ sofferenti di problemi alle ghiandole sebacee o alternativamente perche’ ancora ignari dell’uso del sapone, come in buon aparte dell’ emisfero boreale. altro che carta di identita’, se nella valigia questi non hanno almeno tre saponette bisognerebe rimandarli direttamente al mittente, via calci in culo, o al massimo, nella stiva di una nave merci, privio sfruttamento da camallo per una buona ventina di giorni’, a pane  e acqua, se sopravvive, a me, importa poco. purche’ si lavi. per non parlare di quelli che mi entrano con la fisarmonica. e fino alla fisarmonica, va bene, gleila faccio passare mi fa folcrore, sopporto. il paganini dei poveri, pure lo tollero. ma i gipsy king col delay, quelli no. a quelli gli infilerei la chitarra attraverso vari orifici e sempre dal lato della cassa armonica. perche’ volare ohoh non la si puo’ piu’ sentire. specialmente col riverberone che neppure il gilmour dei tempi peggiori si azzarderebbe a tentare. la presenza di questa fauna cittadina e’ uan chiara dimostrazione che si e’ in troppi. la gente deve avere anche troppi conquilini perche’ si ostina a impelagarsi in prestazioni speudosessuate sui sedili della metropolitana. devono vcivere in un appartamento decisamente affollato. ma non solo. anche la campagna mi e’ invasa da questa popolazione di manigoldi. insomma non c’e’ piu’ pace in questo mondo, ed e’ tempo di apporare qualche rimedio. pensandoci, fare lo sforzo di apportarci un rimedio e’ da barboni. lasciamo che le cose facciano il loro corso. in effetti puo’ ben essere che tutto il sistema di per se agisca con una regolazione a retroazione negativa e ad un certo punto tutti questi elementi si autoelimineranno, a vicenda. in parte gia’ sta succedendo. per esempio, lasciamo che la selezione faccia la sua parte. quando tutti negroidi saranno positivi all’HIV, ce li saremo tolti dalle palle, e sicuramente la nostra industria del sapone non ne soffriara’. se a uno di questi gianolidi non saltava in mente di inculare un ornago, probabilmente sarebbe ancora tutti contenti afcendo settecento figli etrombando come conigli ogni santo girono con tredici donne differenti. ora lo fanno, ma in dieci anni le tredici donne sono belle che sotterrat e cosi’ in figli. in un cinquantennio, se noi li si lascia in pace e li tiene fuori da coglioni, ecco che ce ne sara’ sempre di meno, il mondo sara’ piu’ bello e profumato, potremmo sfrittare le risorse del continente nero senza i badula in circolazione e potremmo pure farci le vacanze estive, col boa l’elefante e il rinoceronte, dopo una buona antimalirica e due pastiglie per il tifo.
nel continete nero
paraponziponzipo’

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